sabato 28 marzo 2009

Antefatto - II

Comunque, la vita procedette serena fino a quando non venne rubato l’hexagon di re Zino: subito il primo cavaliere Lancazzetto dal Tronco, in sella al suo destriero, partì alla ricerca del reale motoscooter. Ma la sua impresa procedeva a rilento, soprattutto perché, ogniqualvolta Lancazzetto incontrasse una palestra o una piscina, non resisteva ed andava a fare due pesi o due bracciate, sotto lo sguardo attonito dei popolani, che preferivano farsi due tiri…
Durante il suo viaggio, Lancazzetto incontrò un indovino guerriero ermafrodita, Alesugo il Veliterno, che, oltre a portare in giro il suo spadone, non si separava mai dalla Berta. Alesugo predisse al coraggioso cavaliere che avrebbe ritrovato l’hexagon solo dopo aver pregato sulla tomba dell’eroe del pallone Prugna, sepolto presso un campo da calcetto.
Dopo circa tre mesi ed un quarto d’ora di peregrinazioni, Lancazzetto giunse in vista del campo, ma gli si pararono dinnanzi tre streghe, Branda, Pestic-Ida e Malprona. Le tre streghe gli donarono un bilanciere da trenta chili drogato ed una scatola di preservativi sabbiati (internamente). Quando il prode guerriero si distrasse e perse i sensi, lo incatenarono tosto e lo portarono nel loro antro; lo spogliarono e si accinsero a depilarlo integralmente: infatti la sua peluria era l’ingrediente mancante per una pozione preparata per assoggettare re Zino al loro potere. Fortunatamente decisero di iniziare a rasare dalla cavità anale, incuriosite da quella selvaggia criniera; Lancazzetto, che aveva intanto ripreso i sensi, liberò la sua voce più bassa e più profonda, paralizzando e paraplegizzando all’istante le tre streghe, donde venne poi chiamato Culo di Medusa.
Ben presto l’audace cavaliere si liberò e fuggì dalla grotta; ma mentre correva via notò in un angolo l’hexagon rapinato e lo montò subito; dopo tre ore di sodomia meccanica proseguì la sua fuga.
Tornato presso il campo da calcetto trovò uno strano personaggio che lo attendeva: l’eremita del Pube di S. Andrea, Flapsos. Costui, dopo aver letto la triste storia di re Zino e la massacrante ricerca di Lancazzetto sul televideo alla pagina 747 di Ciampino, si era impietosito ed aveva deciso di aiutarli. Essendo addentro all’arte oscura della magia, Flapsos trasformò un vibratore in un hexagon, con l’avvertenza che, pena la trasformazione in un “bucio de culo” di scorta, il re non avrebbe dovuto mai pronunciare le parole “A regà, che bella trombata che me so fatto!”; al che Lancazzetto si affrettò a rassicurare l’eremita che sicuramente re Zino non le avrebbe mai pronunciate. Inoltre Flapsos trasformò un frustino piombato in una Mercedes SLK, come mezzo di locomozione per Lancazzetto, avvertendolo che, pena la trasformazione in Naniel, non avrebbe dovuto pronunciare mai le parole “A regà, che ber culo che me so fatto!”; al che il nobile guerriero non seppe assicurare l’eremita che non avrebbe pronunciato quelle parole.
Comunque Lancazzetto tornò alla reggia e ripristinò il real hexagon. Re Zino lo premiò con una notte di furioso piacere con monsignor Claudio Belàr. Il giorno successivo Lancazzetto scomparve e lo si cercò invano per mesi. Le cronache riportano che, in quei giorni, un pazzo di nome Naniel si aggirasse per il castello dichiarando di essere Lancazzetto.
Allora re Zino mandò le tre quotate flautiste alla ricerca dell’eremita Flapsos, l’unico che poteva sapere della sorte di Lancazzetto.

(fine)

giovedì 26 marzo 2009

Antefatto - I

C’era una volta nel lontano reame del Quarto Miglio un giovane sovrano, il re Zino, afflitto da una grave malattia…

-Quale? La real sfiga con la figa?

No, allora: afflitto da due gravi malattie: la real sfiga con la figa ed il ritardo aggravato incurabile.

Per quest’ultima orribile patologia re Zino era sempre un po’ incolore nel tono delle sue parole e perdeva sempre il filo del discorso nella descrizione di numerosi particolari trascurabilissimi (anche se i medici di corte Marco Belsorriso e Sergio il Tunisino sostenevano che fosse un precoce segno d’incanutimento psichico); inoltre soleva far avvelenare un amico del padre ogniqualvolta ritardasse, per addurre la giustificazione di aver dovuto partecipare alle esequie del defunto. Non trovava un capezzolo di consolazione nemmeno presso le sue quotate flautiste: Dehsborah, dai bei pon-pon da coniglietta, Isatanta, famosa per i suoi caffè alla ricotta, e Neanderthal, che girava sempre con una clava in mano… non trovava consolazione forse perché esse suonavano sui loro strumenti solo quattro note: re, mi, fa, sol; tralasciando d’intonare le altre note ben più impellenti: si, la, do!

Re Zino ogni sera soleva recarsi presso la cappella del castello per ascoltare le composizioni di Johann Sebastian Romilden, il Maestro di Cappella, che suonava su un organo a popper. In quegli istanti re Zino era rapito dalla musica e sognava dolci idilli con la principessa di Tor Vajanica, che però gli aveva preferito uno scudiero del bagnino! Allora, subito pentito, il buon sovrano correva sgocciolando a confessarsi dal canonico monsignor Claudio Belàr di Terni, che in gioventù era stato missionario in Giappone; lì aveva incontrato una donna misteriosa, dai capelli crespi e il nasone, che si vantava di passare ore in palestra, una geisha dal nome di Daniel-chan.


(continua)

mercoledì 25 marzo 2009

Ciao a tutti!
Il blog é aperto. A breve cominceró a postare le Cronache!!!